“Il commercio equo e solidale è un approccio
alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale
ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente
attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori,
l’educazione, l’informazione e l’azione politica.
Il commercio equo e solidale è una relazione paritaria fra tutti
i soggetti coinvolti nella catena della commercializzazione: dai produttori
ai consumatori” carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo
e Solidale (art.1)
I principi ai quali si ispira il Comm. E. S. possono
essere così sintetizzati:
Verso i paesi del Sud del Mondo
- Favorire e sostenere l’economia dei Paesi in via di sviluppo,
in maniera solidale e rispettosa delle persone e dell’ambiente
- Garantire prefinanziamenti ai progetti equi e ai produttori e la continuità
di rapporto tra lavoratori e consumatori
- Consentire dei margini di guadagno alle comunità locali per
investimenti di carattere sociale
- Evitare il più possibile le intermediazioni nelle diverse fasi
produttive e nell’esportazione, garantendo ai consumatori prezzi
trasparenti e verificabili
Verso i consumatori:
- offre al consumatore la possibilità di dare senso ad un gesto
quotidiano apparentemente poco importante, ma dalle implicazioni profonde:
"la spesa".
Oggi si è abituati a fare la spesa valutando solo alcuni fattori,
come il prezzo, la qualità e l'immagine. Ma questo non basta,
le scelte di consumo sono da porre in relazione diretta con i problemi
sia del Nord che del Sud del Mondo: sfruttamento, povertà, inquinamento
ed altre problematiche ancora, continuano ad esistere anche perché
qualcuno conta sul fatto che i consumatori non ne tengono conto quando
fanno la spesa.
- offre la possibilità di confrontarsi con i problemi del commercio
internazionale e con quelli altrettanto pressanti dei piccoli produttori
del Sud, e contemporaneamente offre prodotti di cui garantisce l'eticità.
Il commercio equo e solidale nel mondo
I primi tentativi di commercio equo, o Fair trade secondo la dizione
anglosassone adottata a livello internazionale, risalgono a quasi quarant'anni
orsono ed ebbero luogo in Olanda. Da allora, le botteghe del mondo e
le organizzazioni di importazione si sono diffuse in quasi tutti i Paesi
occidentali (o del Nord del Mondo). In Europa se ne contano circa 2500,
con Olanda, Belgio e Germania a tirare la volata.
In Italia il commercio equo ha mosso i suoi primi passi nella seconda
metà degli anni '80, e oggi possiamo contare circa 200 botteghe
del mondo. Anche nel Nostro Paese, come nel resto del Continente, il
commercio equo inizia ad interessare anche la grossa distribuzione.
Nel Luglio 1998, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione
sul commercio equo e solidale, la seconda dopo quella storica promossa
dall'allora eurodeputato Alex Langer, che ne riconosce il valore in
termini di cooperazione e sensibilizzazione ed inizia a porre le basi
per il suo riconoscimento e la sua certificazione a livello istituzionali.
Anche questa volta la redazione del documento è stata opera di
un italiano, l'On. Raimondo Fassa.
Con la crescita del Commercio equo hanno iniziato a svilupparsi iniziative
su scala locale, continentale ed internazionale volte ad aggregare sia
le botteghe del mondo, che gli importatori che i produttori.